|
SOPRALLUOGO in SUD SUDAN - gennaio 2004
di Claudio Zaninotto
Il Sudan dal 1983 è in guerra
con se stesso. Vent’anni di guerra civile tra il nord arabo e
mussulmano da una parte ed il sud nero, animista ed in parte
cattolico dall’altra, hanno ridotto le strutture sanitarie e
scolastiche del sud da scarse a inesistenti. Ora, pare che la
firma della pace sia imminente. Non è la prima volta che si
giunge a questo punto. Speriamo che questa sia la volta buona.
In seguito a questo atto tra il Governo di Khartoum e l’SPLA,
l’esercito di liberazione, si spera che possa iniziare il
cammino dello sviluppo.
Andrò in Sud Sudan nel prossimo
mese di gennaio. Mi sono predisposto a farlo per uno scopo
duplice e dichiarato; andare a conoscere e toccare con mano le
crude realtà della guerra, dei bambini-soldato, del frutto dei
bombardamenti nei villaggi, degli incendi, dei saccheggi,
dell’opera delle mine anti-uomo e, contemporaneamente,
verificare la concreta possibilità per noi, Anthropos, piccola e
nuova organizzazione, di operare concretamente in termini di
sviluppo in quei luoghi. (oltre ad un terzo recondito motivo;
recondito ed egoistico fatto della gratificazione che si prova
nel sentirsi utili agli altri) Gusto masochista nell’andare a
cacciarmi nei guai, il mio? No, affatto! Lo scopo è quello di
poter terminare un libro che sto scrivendo sulle guerre di cui i
mass media non parlano e, attraverso questo, dare il mio piccolo
contributo alla divulgazione di realtà che tutti dovrebbero
conoscere e di cui tutto il genere umano dovrebbe vergognarsi.
Però ho paura.
Sì, ho paura dell’assuefazione.
Ora, per prepararmi a capire
quanto più possibile quella realtà, sto leggendo molto; tutto
quanto riesco a trovare sull’argomento. Ogni pagina mi mostra,
attraverso parole e immagini, una realtà che travalica
abbondantemente la fantasia. So da tempo cosa sono gli ospedali
africani dove tutto è vecchio, ruggine, fatiscente, dove manca
quasi tutto e il poco che c’è è decisamente precario. Ma non
riesco a spingere la fantasia sino ad immaginare ospedali rurali
costruiti con paglia e fango. Strutture in cui si opera alla
|
|
luce di una lampadina con la corrente
elettrica prodotta da uno scoppiettante generatore di corrente.
Non riesco ad immaginare una sala
operatoria nella quale, staccandosi dal soffitto di paglia, svolazzano
qua e là i pipistrelli mentre durante l’intervento chirurgico entrano
in “sala operatoria”, capre e vacche in visita. Così come mi è
difficile pensare ad una corsia che racchiude in sé un albero i cui
rami si rendono utili a sorreggere le fleboclisi.
Sconcertante? Certo ! Eppure queste
strutture sono quanto di meglio esiste ora in Sud Sudan grazie a
volontari locali non retribuiti. Ma anche queste poverissime strutture
non reggono per mancanza di mezzi e attrezzature. Medicinali, guanti,
strumentario chirurgico, garze, bende. Non c’è nulla e, nella migliore
delle ipotesi, in quantità mai sufficiente.
Ecco, la mia paura è di smettere di
meravigliarmi e stupirmi e, subito dopo, smettere di indignarmi.
Finire per accettare queste realtà come un dato di fatto, tanto immane
quanto immutabile, e smettere di pensare che, invece, queste
condizioni possano e debbano cambiare.
|
www.associazioneanthropos.it |
|
|
Questo è un appello !
Siamo in possesso di
attrezzature e materiale ospedaliero di ingente valore economico.
(Letti, comodini, carrozzelle per infermi, aste di sostegno per
fleboclisi, garze, bende, traverse ecc. ecc.) Questo materiale è già
promesso e destinato a piccoli centri ospedalieri del Sud Sudan.
Cerchiamo una o più aziende disposte a finanziare la spedizione. Si
tratta di sostenere i costi di spedizione di un container in Sud
Sudan.
Per maggiori
informazioni contattare:
ant@associazioneanthropos.it |