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Quattro chiacchiere con gli imprenditori
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Da quasi
trent’anni opero nel mondo profit ed in particolare delle
piccole imprese del nord Italia. Il mio camminare oggi sulla linea
di demarcazione tra il mondo profit ed il mondo
non-profit mi suggerisce alcune riflessioni.
Ognuno
di noi è facilmente disponibile ad accettare le innovazioni
tecniche e tecnologiche nelle quali più facilmente e più
rapidamente ne intravede i benefici. Si dimostra, invece, ben più
restio e meno disponibile ad accettare altri cambiamenti che,
sebbene consentano grandi benefici per l’azienda oltre che per la
società tutta sono - come direbbero i medici - farmaci a rilascio
lento. Ma, se vogliamo continuare ad usare la metafora della
somministrazione di farmaci, il non somministrarli per un limitato
lasso di tempo non modifica sensibilmente la condizione di salute
del paziente, lasciando immaginare la loro scarsa utilità.
Soltanto dopo un più ampio spazio temporale la mancata
somministrazione consente di rilevare il disastro. In altri
termini, uscendo dalla metafora, ciò che intendo rilevare è la più
o meno grande indisponibilità al cambiamento.
Ogni
imprenditore a fronte della propria lunga militanza
imprenditoriale, ritiene di aver conquistato sufficiente e
consolidata esperienza e che questa esperienza debba essere
l’unica linea guida del suo operare. Questo comportamento, che
ovviamente ha dei pregi, essendo l’esperienza un elemento
fondamentale del sapere, non tiene conto però di fattori rilevanti
che nel tempo si sono andati continuamente modificando. Si è
modificato il mercato, si modifica la società tutta, si modifica
il livello culturale dei componenti la società e si modifica il
livello di attenzione di tutti gli stakeholders, cioè di
tutti coloro che sono portatori di interessi nei confronti
dell’impresa. A nulla vale trincerarsi dietro nostalgiche
dietrologie sul fatto che dieci o vent’anni fa era diverso o
addirittura meglio.
Affrontare “il nuovo”, d’altro canto, non significa affatto
accettarlo aprioristicamente soltanto per il fatto di essere
nuovo. “Il nuovo”, come “il vecchio” del resto, può essere buono o
cattivo, utile o dannoso. Va’ però preso in considerazione e
valutato.
La
crescente sensibilità sociale nei confronti dell’uomo e
dell’ambiente, ad esempio, consentono al consumatore sul lungo
periodo, come sempre più frequentemente accade, di privilegiare
l’acquisto di prodotti provenienti da aziende che si siano
dimostrate sensibili a questi valori, disdegnando l’acquisto di
prodotti di altrettanto buona qualità ma che provengano da aziende
sensibili soltanto alla legge del profitto.
Alle
considerazioni fatte sono sicuro che mi si opporrà il fatto che
stare sul mercato a prezzi concorrenziali è già di per sé una
grossa difficoltà sia per le piccole che per le grandi aziende.
Non vi è dubbio. Ma non guardare avanti significa non assumere “il
farmaco a lento rilascio”. Nel breve periodo non si riscontrano
effetti negativi; è solo col tempo che si può percepire il
disastro, quando la malattia non adeguatamente curata diventa
irreversibile e mortale.
Oggi
tutte le aziende per scelta o per necessità sanno cosa sia la
certificazione ISO 2001 e provvedono in merito. Ma quante sono le
aziende che conoscono e si dotano della certificazione AS 8000 che
certifica un corretto comportamento dell’azienda nei confronti dei
propri collaboratori? E quante sono le aziende che conoscono il
progetto CSR-SC ovvero il Corporate Social Responsability
che ha la finalità di aumentare il livello di consapevolezza circa
i vantaggi legati alla adozione di pratiche di responsabilità
sociale e di accrescere l’efficacia dei comportamenti socialmente
responsabili? Questo tanto per fare degli esempi.
Ci
rendiamo conto, noi professionisti, e si rendono conto gli
imprenditori che da parte di una crescente quantità di soggetti la
sensibilità nei confronti dei problemi sociali e quelli legati
alla salvaguardia del nostro pianeta non ha affatto la tendenza a
diminuire nel futuro ma ad accrescersi continuamente?
E’ noto
in letteratura che la performance di un’impresa dipende da
diversi elementi di tipo intangibile quali il valore della
conoscenza e la capacità di innovare, il consenso e la fiducia
delle diverse categorie di stakeholders, la reputazione, la
disponibilità a contribuire al benessere della società nonché ad
agire in termini di sostenibilità dello sviluppo, ovvero a non
compromettere con le proprie pratiche aziendali le possibilità
delle future generazioni; in altri termini a lasciare alle
generazioni future un mondo, se non migliore, almeno non peggiore
di quello che ci è stato consegnato.
E
saranno preparate le nostre aziende ad avere “una faccia” ed un
comportamento rispettabile nel momento in cui questa maggior
sensibilità diventerà patrimonio dei più, com’è auspicabile e
prevedibile?
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Proseguono le prove tecniche sulle nuove protesi
ortopediche
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Buone
notizie sul fronte delle prove tecniche effettuate a Roma sulle
protesi ortopediche di gamba messe a punto dallo Studio AIR-ONE
dell’Ingegner Marcello Stampacchia in collaborazione con
l’ortopedia CROM, che ha reso possibile la realizzazione del
prototipo, ed il Dott. S. Stampacchia, ortopedico del Policlinico
Fatebenefratelli di Roma
La
giovane che si è resa disponibile alle prove, in un primo momento
è riuscita a camminare con le stampelle e poi a caricare in pieno
la protesi. E' rimasta molto sorpresa dalla leggerezza
dell'insieme.
Soddisfatto l’Ing. Stampacchia sebbene egli stesso abbia
riscontrato una serie di piccoli problemi tecnici del progetto che
ha definito “di gioventù”; problemi che è assolutamente convinto
che saranno sistemati quanto prima con la riprogettazione di
alcune componenti.
Non ci
resta che attendere il termine delle prove per poter definire e
presentare il progetto completo in ogni sua parte per il
finanziamento.
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Il nostro NUOVO progetto Scuole per il Sud
Sudan
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Ci
siamo. Siamo quasi pronti ad iniziare a dare il nostro contributo
per la costruzione di aule scolastiche in territorio sud-sudanese.
Il
sopralluogo fatto nel mese di febbraio scorso ha messo in evidenza
l’enormità delle necessità del popolo sudanese ma anche la
possibilità di intervenire concretamente. La possibilità concreta
è quella di consentire, mediante finanziamento, di costruire aule
scolastiche. Siamo convinti che occuparsi della scuola significhi
consentire a queste genti di poter sperare nel futuro.
Dal 1956
il Sud-Sudan uscito allora dalla dominazione anglo-egiziana non ha
avuto pace se non per brevi periodi. Due generazioni di giovani
hanno combattuto per la liberazione dei loro territori. Ora, con
la firma della pace tra il governo di Khartoum e l’S.P.L.A.,
l’esercito di liberazione di John Garang, crediamo sia venuto il
momento di pensare al futuro e consentire di mettere in moto il
processo di sviluppo.
Costruire aule scolastiche significa proprio questo, mettere in
funzione un processo virtuoso.
Consentire ai giovani di studiare significa fare in modo che
qualcuno, più portato di altri, possa avere la possibilità di
diventare maestro e, magari, con l’aiuto delle missioni o di
organizzazioni non governative come la nostra, laurearsi ed
insegnare ad altri giovani.
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In “Una vita da Dinka” il racconto della vita del Sud-Sudan
Una
vita da Dinka,
viaggio nella terra del nulla,
è un viaggio nel sud del Sudan,
più un viaggio nel tempo che un viaggio nello spazio. Il Sud-Sudan,
Paese martoriato dalla guerra per quasi cinquant'anni é un Paese
grande due volte l'Italia e privo di tutto. Non perché ciò che
aveva sia stato distrutto dalla guerra ma perché non ha mai avuto
nulla.
Una Vita da Dinka
si prefigge
due scopi fondamentali: uno divulgativo rispetto alle
condizioni del Sud-Sudan, Paese dimenticato da tutti, ed uno più
pragmatico, raccogliere fondi per la costruzione di scuole in quei
territori con la convinzione che soltanto studio e cultura possano
offrire la possibilità alla generazione attuale ed a quelle
future una prospettiva di sviluppo, di pace e di democrazia.
Il volume si apre con una
prefazione
di Monsignor Cesare Mazzolari Vescovo della Diocesi di Rumbek e si
chiude con diverse pagine di fotografie di Massimiliano Troiani
- fotografo e regista televisivo.
Il testo
si compone di due parti:
nella prima
ho cercato di dimostrare come
non vi sia possibilità di crescita e di sviluppo se nella vita non
si fruisce almeno di una chance. Una di quelle chances
che noi occidentali, nati dopo la fine della seconda guerra
mondiale abbiamo abbondantemente avuto, fruendo del clima di
libertà e di democrazia.
Per dimostrarlo ho usato un
escamotage letterario, ho voluto confrontare la vita di un
occidentale - la mia - e quella di un ipotetico, virtuale,
fratello nero, Deng. Ho immaginato e percorso la sua vita dal
momento della nascita, ancora sotto la dominazione
anglo-egiziana, sino ai nostri giorni, facendogliela vivere in
relazione agli eventi storici, politici e militari del suo Paese.
Deng è passato attraverso una prima guerra e poi attraverso quest'ultima,
formalmente terminata il 25 maggio 2004.
Deng ora è povero. Non ha più né
terra né vacche ma, tutto sommato, è un vincente. E' sopravvissuto
alla fame, alle malattie, alle bombe. E' un vincente perché è
ancora vivo ed ha ancora voglia di vivere. Nella seconda
parte ho cercato di trasmettere le
emozioni e le sensazioni provate durante il sopralluogo che ho
fatto in Sud-Sudan nel febbraio del 2004, quando il Paese -
controllato dal guerriglieri ribelli dell'S.P.L.A. (Sudan People
Liberation Army) - era ancora in guerra con il nord, controllato
dall'esercito del Governo di Khartoum.
Nell'incontrare ministri e guerriglieri, missionari ed
ex-lebbrosi, sciamani e gente comune ho sentito in tutti un gran
desiderio di pace e di riconquista della dignità rubata.
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i puri costi di produzione, è totalmente destinato al
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- Sudan.
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Per richiesta di informazioni e ordinazioni:
Fax 0382 801046
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Hanno
parlato di noi:
La Lanterna - marzo 2003
Il Punto - 3 marzo 2003
Il Punto -10 marzo 2003
La Provincia Pavese -16 marzo 2003
La Provincia Pavese - 27 aprile 2003
Il Punto - 5 maggio 2003
Il Punto - 9 giugno 2003
Il Punto - 16 giugno 2003
La Provincia Pavese - 6 luglio 2003
Il Punto - 7 luglio 2003
La Provincia Pavese - 10 settembre 2003
L’Informatore - 18 settembre 2003
Il Punto - 22 settembre 2003
Il Punto - 10 novembre 2003
Il Punto - 24 novembre 2003
La Provincia Pavese - 2 dicembre 2003
L’Informatore - 4 dicembre 2003
Il Convivio - ott.-dic.. 2003
Il Punto - 22 dicembre 2003
INTIMITA’ - N. 50 del 18.dicembre 2003
La Provincia Pavese -23 gennaio 2004
La Provincia Pavese - 7 febbraio 2004
Il Punto - 9 febbraio 2004
L’Araldo - 27.febbraio 2004
Il Punto - 8 marzo 2004
La Provincia Pavese - 9 marzo 04
Il Punto -19 aprile 2004
Il Giornale di Brescia - 8 giugno 2004
Il Punto - 14 giugno 2004
La Provincia Pavese - 24 giugno 2004
Le Muse - giugno-luglio 2004
Il Punto - 12 luglio 2004
Il Punto - 4 ottobre 2004
Il Mattino (di Padova) 1 novembre 2004
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