Anno II   N.23

del 1°-11-2004

Notiziario web dell'Associazione umanitaria e socio-culturale  Anthropos

 

Quattro chiacchiere con gli imprenditori

Da quasi trent’anni opero nel mondo profit ed in particolare delle piccole imprese del nord Italia. Il mio camminare oggi sulla linea di demarcazione tra il mondo profit ed il mondo non-profit mi suggerisce alcune riflessioni.

Ognuno di noi è facilmente disponibile ad accettare le innovazioni tecniche e tecnologiche nelle quali più facilmente e più rapidamente ne intravede i benefici. Si dimostra, invece, ben più restio e meno disponibile ad accettare altri cambiamenti che, sebbene consentano grandi benefici per l’azienda oltre che per la società tutta sono - come direbbero i medici - farmaci a rilascio lento. Ma, se vogliamo continuare ad usare la metafora della somministrazione di farmaci, il non somministrarli per un limitato lasso di tempo non modifica sensibilmente la condizione di salute del paziente, lasciando immaginare la loro scarsa utilità. Soltanto dopo un più ampio spazio temporale la mancata somministrazione consente di rilevare il disastro. In altri termini, uscendo dalla metafora, ciò che intendo rilevare è la più o meno grande indisponibilità al cambiamento.

Ogni imprenditore a fronte della propria lunga militanza imprenditoriale, ritiene di aver conquistato sufficiente e consolidata esperienza e che questa esperienza debba essere l’unica linea guida del suo operare. Questo comportamento, che ovviamente ha dei pregi, essendo l’esperienza un elemento fondamentale del sapere, non tiene conto però di fattori rilevanti che nel tempo si sono andati continuamente modificando. Si è modificato il mercato, si modifica la società tutta, si modifica il livello culturale dei componenti la società e si modifica il livello di attenzione di tutti gli stakeholders, cioè di tutti coloro che sono portatori di interessi nei confronti dell’impresa. A nulla vale trincerarsi dietro nostalgiche dietrologie sul fatto che dieci o vent’anni fa era diverso o addirittura meglio.

Affrontare “il nuovo”, d’altro canto, non significa affatto accettarlo aprioristicamente soltanto per il fatto di essere nuovo. “Il nuovo”, come “il vecchio” del resto, può essere buono o cattivo, utile o dannoso. Va’ però preso in considerazione e valutato.

La crescente sensibilità sociale nei confronti dell’uomo e dell’ambiente, ad esempio, consentono al consumatore sul lungo periodo, come sempre più frequentemente accade, di privilegiare l’acquisto di prodotti provenienti da aziende che si siano dimostrate sensibili a questi valori, disdegnando l’acquisto di prodotti di altrettanto buona qualità ma che provengano da aziende sensibili soltanto alla legge del profitto.

Alle considerazioni fatte sono sicuro che mi si opporrà il fatto che stare sul mercato a prezzi concorrenziali è già di per sé una grossa difficoltà sia per le piccole che per le grandi aziende. Non vi è dubbio. Ma non guardare avanti significa non assumere “il farmaco a lento rilascio”. Nel breve periodo non si riscontrano effetti negativi; è solo col tempo che si può percepire il disastro, quando la malattia non adeguatamente curata diventa irreversibile e mortale.

Oggi tutte le aziende per scelta o per necessità sanno cosa sia la certificazione ISO 2001 e provvedono in merito. Ma quante sono le aziende che conoscono e si dotano della certificazione AS 8000 che certifica un corretto comportamento dell’azienda nei confronti dei propri collaboratori? E quante sono le aziende che conoscono il progetto CSR-SC ovvero il Corporate Social Responsability che ha la finalità di aumentare il livello di consapevolezza circa i vantaggi legati alla adozione di pratiche di responsabilità sociale e di accrescere l’efficacia dei comportamenti socialmente responsabili? Questo tanto per fare degli esempi.

Ci rendiamo conto, noi professionisti, e si rendono conto gli imprenditori che da parte di una crescente quantità di soggetti la sensibilità nei confronti dei problemi sociali e quelli legati alla salvaguardia del nostro pianeta non ha affatto la tendenza a diminuire nel futuro ma ad accrescersi continuamente?

E’ noto in letteratura che la performance di un’impresa dipende da diversi elementi di tipo intangibile quali il valore della conoscenza e la capacità di innovare, il consenso e la fiducia delle diverse categorie di stakeholders, la reputazione, la disponibilità a contribuire al benessere della società nonché ad agire in termini di sostenibilità dello sviluppo, ovvero a non compromettere con le proprie pratiche aziendali le possibilità delle future generazioni; in altri termini a lasciare alle generazioni future un mondo, se non migliore, almeno non peggiore di quello che ci è stato consegnato.

E saranno preparate le nostre aziende ad avere “una faccia” ed un comportamento rispettabile nel momento in cui questa maggior sensibilità diventerà patrimonio dei più, com’è auspicabile e prevedibile?

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Proseguono le prove tecniche sulle nuove protesi ortopediche

Buone notizie sul fronte delle prove tecniche effettuate a Roma sulle protesi ortopediche di gamba messe a punto dallo Studio AIR-ONE dell’Ingegner Marcello Stampacchia in collaborazione con l’ortopedia CROM, che ha reso possibile la realizzazione del prototipo, ed il Dott. S. Stampacchia, ortopedico del Policlinico Fatebenefratelli di Roma

La giovane che si è resa disponibile alle prove, in un primo momento è riuscita a camminare con le stampelle e poi a caricare in pieno la protesi. E' rimasta molto sorpresa dalla leggerezza dell'insieme.

Soddisfatto l’Ing. Stampacchia sebbene egli stesso abbia riscontrato una serie di piccoli problemi tecnici del progetto che ha definito “di gioventù”; problemi che è assolutamente convinto che saranno sistemati quanto prima con la riprogettazione di alcune componenti.

Non ci resta che attendere il termine delle prove per poter definire e presentare il progetto completo in ogni sua parte per il finanziamento.

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Il nostro NUOVO progetto Scuole per il Sud Sudan

Ci siamo. Siamo quasi pronti ad iniziare a dare il nostro contributo per la costruzione di aule scolastiche in territorio sud-sudanese.

Il sopralluogo fatto nel mese di febbraio scorso ha messo in evidenza l’enormità delle necessità del popolo sudanese ma anche la possibilità di intervenire concretamente. La possibilità concreta è quella di consentire, mediante finanziamento, di costruire aule scolastiche. Siamo convinti che occuparsi della scuola significhi consentire a queste genti di poter sperare nel futuro.

Dal 1956 il Sud-Sudan uscito allora dalla dominazione anglo-egiziana non ha avuto pace se non per brevi periodi. Due generazioni di giovani hanno combattuto per la liberazione dei loro territori. Ora, con la firma della pace tra il governo di Khartoum e l’S.P.L.A., l’esercito di liberazione di John Garang, crediamo sia venuto il momento di pensare al futuro e consentire di mettere in moto il processo di sviluppo.

Costruire aule scolastiche significa proprio questo, mettere in funzione un processo virtuoso.

Consentire ai giovani di studiare significa fare in modo che qualcuno, più portato di altri, possa avere la possibilità di diventare maestro e, magari, con l’aiuto delle missioni o di organizzazioni non governative come la nostra, laurearsi ed insegnare ad altri giovani.

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In “Una vita da Dinka” il racconto della vita del Sud-Sudan

         Una vita da Dinka, viaggio nella terra del nulla,

è un viaggio nel sud del Sudan, più un viaggio nel tempo che un viaggio nello spazio. Il Sud-Sudan, Paese martoriato dalla guerra per quasi cinquant'anni é un Paese grande due volte l'Italia e privo di tutto. Non perché ciò che aveva sia stato distrutto dalla guerra ma perché non ha mai avuto nulla.

Una Vita da Dinka si prefigge due scopi fondamentali: uno divulgativo rispetto alle condizioni del Sud-Sudan, Paese dimenticato da tutti, ed uno più pragmatico, raccogliere fondi per la costruzione di scuole in quei territori con la convinzione che soltanto studio e cultura possano offrire la possibilità alla generazione attuale ed a quelle future una prospettiva di sviluppo, di pace e di democrazia.

Il volume si apre con una prefazione di Monsignor Cesare Mazzolari Vescovo della Diocesi di Rumbek e si chiude con diverse pagine di fotografie di Massimiliano Troiani - fotografo e regista televisivo.

Il testo si compone di due parti: nella prima ho cercato di dimostrare come non vi sia possibilità di crescita e di sviluppo se nella vita non si fruisce almeno di una chance. Una di quelle chances che noi occidentali, nati dopo la fine della seconda guerra mondiale abbiamo abbondantemente avuto, fruendo del clima di libertà e di democrazia.

Per dimostrarlo ho usato un escamotage letterario, ho voluto confrontare la vita di un occidentale - la mia - e quella di un ipotetico, virtuale, fratello nero, Deng. Ho immaginato e percorso la sua vita dal momento della nascita, ancora sotto la dominazione anglo-egiziana, sino ai nostri giorni, facendogliela vivere in relazione agli eventi storici, politici e militari del suo Paese. Deng è passato attraverso una prima guerra e poi attraverso quest'ultima, formalmente terminata il 25 maggio 2004.

Deng ora è povero. Non ha più né terra né vacche ma, tutto sommato, è un vincente. E' sopravvissuto alla fame, alle malattie, alle bombe. E' un vincente perché è ancora vivo ed ha ancora voglia di vivere. Nella seconda parte ho cercato di trasmettere le emozioni e le sensazioni provate durante il sopralluogo che ho fatto in Sud-Sudan nel febbraio del 2004, quando il Paese - controllato dal guerriglieri ribelli dell'S.P.L.A. (Sudan People Liberation Army) - era ancora in guerra con il nord, controllato dall'esercito del Governo di Khartoum. 

Nell'incontrare ministri e guerriglieri, missionari ed ex-lebbrosi, sciamani e gente comune ho sentito in tutti un gran desiderio di pace e di riconquista della dignità rubata.


I libri che aiutano Anthropos

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Il libro da regalare a Natale

Una vita da Dinka, di Claudio Zaninotto  €14,00

Per aziende, Enti pubblici e Associazioni, a richiesta,  è regolarmente fatturabile.

Il ricavato,  dedotti i puri costi di produzione, è totalmente destinato al finanziamento e costruzione di  aule scolastiche in Sud - Sudan.

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   Hanno parlato di noi:  

La Lanterna - marzo 2003

Il Punto -  3 marzo 2003

Il Punto -10 marzo 2003

La Provincia Pavese -16 marzo 2003

La Provincia Pavese - 27 aprile 2003 

Il Punto - 5 maggio 2003

Il Punto - 9 giugno 2003

Il Punto - 16 giugno 2003

La Provincia Pavese - 6 luglio 2003

Il Punto - 7 luglio 2003

La Provincia Pavese - 10 settembre 2003

L’Informatore - 18 settembre 2003

Il Punto - 22 settembre 2003

Il Punto - 10 novembre 2003

Il Punto - 24 novembre 2003

La Provincia Pavese - 2 dicembre 2003

L’Informatore - 4 dicembre 2003

Il Convivio - ott.-dic.. 2003

Il Punto - 22 dicembre 2003

INTIMITA’ - N. 50 del 18.dicembre 2003

La Provincia Pavese -23 gennaio 2004

La Provincia Pavese -  7 febbraio 2004

Il Punto - 9 febbraio 2004

L’Araldo - 27.febbraio 2004

Il Punto - 8 marzo 2004

La Provincia Pavese - 9 marzo 04

Il Punto -19 aprile 2004

Il Giornale di Brescia - 8 giugno 2004

Il Punto - 14 giugno 2004

La Provincia Pavese - 24 giugno 2004

Le Muse - giugno-luglio 2004

Il Punto - 12 luglio 2004

Il Punto - 4 ottobre 2004

Il Mattino (di Padova) 1 novembre 2004

 

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