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Ancora un libro di Claudio Zaninotto

 “Una vita da Dinka”

il racconto della vita del Sud-Sudan

      

  Una vita da Dinka, viaggio nella terra del nulla,

è un viaggio nel sud del Sudan, più un viaggio nel tempo che un viaggio nello spazio. Il Sud-Sudan, Paese martoriato dalla guerra per quasi cinquant'anni é un Paese grande due volte l'Italia e privo di tutto. Non perché ciò che aveva sia stato distrutto dalla guerra ma perché non ha mai avuto nulla.

Una Vita da Dinka si prefigge due scopi fondamentali: uno divulgativo rispetto alle condizioni del Sud-Sudan, Paese dimenticato da tutti, ed uno più pragmatico, raccogliere fondi per la costruzione di scuole in quei territori con la convinzione che soltanto studio e cultura possano offrire la possibilità alla generazione attuale ed a quelle future una prospettiva di sviluppo, di pace e di democrazia.

Il volume si apre con una prefazione di Monsignor Cesare Mazzolari Vescovo della Diocesi di Rumbek e si chiude con diverse pagine di fotografie di Massimiliano Troiani - fotografo e regista televisivo.

Il testo si compone di due parti: nella prima ho cercato di dimostrare come non vi sia possibilità di crescita e di sviluppo se nella vita non si fruisce almeno di una chance. Una di quelle chances che noi occidentali, nati dopo la fine della seconda guerra mondiale abbiamo abbondantemente avuto, fruendo del clima di libertà e di democrazia.

Per dimostrarlo ho usato un escamotage letterario, ho voluto confrontare la vita di un occidentale - la mia - e quella di un ipotetico, virtuale, fratello nero, Deng. Ho immaginato e percorso la sua vita dal momento della nascita, ancora sotto la dominazione anglo-egiziana, sino ai nostri giorni, facendogliela vivere in relazione agli eventi storici, politici e militari del suo Paese. Deng è passato attraverso una prima guerra e poi attraverso quest'ultima, formalmente terminata il 25 maggio 2004.

Deng ora è povero. Non ha più né terra né vacche ma, tutto sommato, è un vincente. E' sopravvissuto alla fame, alle malattie, alle bombe. E' un vincente perché è ancora vivo ed ha ancora voglia di vivere. Nella seconda parte ho cercato di trasmettere le emozioni e le sensazioni provate durante il sopralluogo che ho fatto in Sud-Sudan nel febbraio del 2004, quando il Paese - controllato dal guerriglieri ribelli dell'S.P.L.A. (Sudan People Liberation Army) - era ancora in guerra con il nord, controllato dall'esercito del Governo di Khartoum. 

Nell'incontrare ministri e guerriglieri, missionari ed ex-lebbrosi, sciamani e gente comune ho sentito in tutti un gran desiderio di pace e di riconquista della dignità rubata.

Il libro è acquistabile al prezzo di € 14,00

Per aziende, Enti pubblici e Associazioni, a richiesta,  è regolarmente fatturabile.

Il ricavato,  dedotti i puri costi di produzione, è totalmente destinato al finanziamento e costruzione di  aule scolastiche in Sud - Sudan.

 

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SPECIALE SUDAN

 

(PDF)
L’ONCHOCERCIOSI
UNA MALATTIA ENDEMICA IN SUDAN

Il Ministro della Sanità Hon. Dottor Achol Marial Deng ha raccomandato alla nostra associazione innanzitutto di collaborare per debellare l'Onchocerchosi,  malattia endemica in Sud-Sudan.

Le zone endemiche dell’Onchocerciosi sono ben rappresentate dall’immagine sottostante e si presentano prevalentemente nelle zone meridionali del Sudan molto ricche d’acqua.

UNA MALATTIA CHE PORTA

 ALLA COMPLETA CECITA’

 

L’Onchocerciosi è una malattia endemica nel Sud-Sudan in modo particolare nelle zone bagnate dai fiumi e paludose per lunghi periodi dell’anno.

    

E’ quindi possibile essere infettati mentre ci si dedica alle normali attività a contatto con l’acqua del fiume oppure ai lavori della terra.

 

                                    Causa della malattia è la puntura di una mosca nera, la Simulium Damnosum.

 

  

  

Le mosche nere sono molto piccole, pungono durante il giorno e la loro puntura essendo molto dolorosa non passa inosservata.

I sintomi visibili della malattia sono dati da intenso prurito, esantema, eruzione cutanea, produzione di noduli su tutto il corpo e specialmente sulle anche e sulla cassa toracica, pelle a macchia di leopardo, ispessimento e raggrinzimento della pelle delle natiche (pelle di lucertola)  e, nei maschi, inguine pendente.

                            

La malattia si trasmette da soggetto a soggetto per mezzo  della puntura di una mosca nera infetta; la Simulium Damnosum.        

Tale mosca punge una persona infetta ed assume la microfilaria dalla pelle di questa persona.

La microfilaria muta mentre è ancora nella mosca nera. Questo consente di diventare verme adulto.

La microfilaria trasmette, per mezzo della sua puntura, l’infezione ad un’altra persona. Nella persona infettata, intanto, cresce e si trasforma in noduli come verme adulto; questo processo dura 1 anno.

La microfilaria prodotta dalle femmine dei vermi si diffonde nella pelle sino a causare la cecità.

Il primo sintomo è dato da forte prurito. In seguito si ha la comparsa di macchie a pelle di leopardo, indi di  noduli su tutto il corpo mentre sotto-pelle la microfilaria continua a maturare. Una successiva puntura di mosca può trasmettere ad un altro soggetto l’infezione. Così il ciclo si ripete propagando la malattia all’infinito. Il risultato finale dell’opera della microfilaria è, purtroppo, la completa cecità del soggetto colpito.

L’Onchocerciosi è una malattia che si può debellare per mezzo di un trattamento mediante un medicinale, il MECTIZAN.

E’ un medicinale che non si può dare alle donne nel periodo dell’allattamento, alle persone fortemente ammalate ed ai bambini sotto i 15 chilogrammi di peso ed i 90 centimetri di statura, mentre è possibile in tutti gli altri casi.

 

Il dosaggio è commisurato alla statura dell’individuo e va da 1 tavoletta da 3 mg. Per soggetti di statura compresa tra i 90 centimetri ed il metro e 20 centimetri, 2 tavolette per i soggetti compresi tra il metro e 20 centimetri ed il metro e 40 centimetri, 3 tavolette per i soggetti compresi tra il metro e 40 centimetri ed il metro e 60 e 4 tavolette per coloro che superano il metro e 60 centimetri.

 

 

 

 

    Ecco visivamente il ciclo di vita e di trasmissione della malattia.

 

 

 

 

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Il nuovo libro di Claudio Zaninotto

La presentazione ha avuto luogo il 18 dicembre 2003

presso la Sala Polifunzionale Martinetti di Garlasco.

 

 

MUZUNGU (uomini bianchi) un sogno lungo ventimila chilometri.

 
Prefazione del Dottor Rached Trimèche, Presidente del Club Internazionale dei Grandi Viaggiatori.
 

Questo libro, come il precedente “Sabbia per Acqua”, nasce dall’esperienza di attraversamento del Continente africano effettuata con mio figlio Christian in 130 giorni di viaggio e percorrendo con il nostro camion, Tweety, 11 Paesi, da Tunisi sino al Capo di Buona Speranza, in Sudafrica.

Diversamente da “Sabbia per Acqua”, che attraverso 40 racconti tende a divulgare la condizione dell’infanzia nel continente africano, questo libro è più propriamente un racconto di viaggio. E’ un racconto cronologico delle vicende vissute durante i ventimila chilometri percorsi.

Partiti il 3 novembre del 2001, quando si respirava l’aria di terrore creata dai tragici avvenimenti dell’11 settembre a New York, attraversavamo paesi fortemente a rischio quali l’Egitto ed il Sudan, quest’ultimo nel mirino degli Stati Uniti perché ritenuto connivente con Ben Laden e l’organizzazione terroristica Al Queda.

Ventimila chilometri di esperienze vissute giorno per giorno attraverso il deserto Nubiano in Sudan ed il Kalahari in Botswana, gli altopiani etiopici ed il deserto di Dida Galgalu in Kenya. E poi il Lago Tana al nord dell’Etiopia ed il Lago Turkana al nord del Kenya, le foreste equatoriali ed i grandi parchi del Masai Mara e Ngorongoro. L’incontro con etnie mitiche come i Samburu, i Melille, i Turkana del Kenya ed i Masai in Tanzania.

Visti non rilasciati, visti scaduti. Gomme che scoppiano e giunti cardanici che si rompono. In panne tra i guerrieri Samburu.

Le Cascate Vittoria scoperte dal Dottor Livingstone, il fumo che tuona degli indigeni e il fiume Zambesi. I paesaggi da favola del regno dello Swaziland e, finalmente, Città del Capo ed il Capo di Buona Speranza.

 


 

Viaggiare leggendo

“Sabbia per acqua”   di  Claudio Zaninotto

 

Il libro si è aggiudicato il
Premio Letterario Internazionale Giuseppe Molino
Messina 16.03.2003

il Premio Letterario Nazionale "Città di Monteverde"
Monteverde (AV) 12.08.2003

il Premio Letterario Internazionale "Il Convivio"
Giardini Naxos 5.10.2003

il secondo posto al Premio Letterario Nazionale "Città di Fondi"
Fondi (Lt) 08.11.2003.

 

Ci sono molti modi di viaggiare e altrettanti ce ne sono di raccontare il viaggio. Alcuni semplici altri più complessi. Per dire di aver viaggiato è sufficiente essersi spostati nello spazio. Questa operazione è semplice, non difficile neanche da raccontare, la si può fare in tram o in auto, basta andare ad Abbiategrasso o a Nocera.
Grado di difficoltà 3. A complicare le cose può intervenire il fattore tempo.
Introducendo questo fattore si arriva a grado di difficoltà 5 perché c'è bisogno di pensare al futuro, di immaginare il domani, di ricordare il passato, di rivangare nelle immagini dell'infanzia: c'è da supporre delle speranze. Il grado di difficoltà arriva a 7 se si introduce il fattore sentimenti. Qua le cose si complicano veramente perché i sentimenti 1° vanno provati, 2° vanno riconosciuti, 3° per esprimerli bisogna superare dei pudori. Ma non è tutto, c'è un altro fattore difficile da gestire che porta il grado di difficoltà a 9, il fattore disperazione. Il difficile nell'affrontare la disperazione è: non scappare, sforzarsi di osservarla, tentare di analizzarla e affrontarla senza piagnucolare. Detto questo mi sembra che Claudio Zaninotto sia riuscito a superare il IV livello di difficoltà 9. Non lo dico da critico, il mio non è un giudizio sull'evento letterario, lo dico da viaggiatore e come tale posso affermare che questo libro è bello da leggere perchè dentro c'è una scheggia di cuore.
Giobbe Covatta
 
 
Claudio Zaninotto
Revisore dei Conti, Consulente del Lavoro, Consulente Tecnico del Tribunale.
Un diploma di ragioniere e perito commerciale e studi di giurisprudenza. Una laurea in Sociologia e un Master universitario in Economia delle imprese no-profit e Cooperazione allo sviluppo.
Una patente per conduzione di imbarcazioni a vela ed a motore, un certificato di radiotelefonista per navi e patenti A,B,C.
Ma perché queste “pignole” e apparentemente inutili specificazioni?
Perché esprimono un percorso nel quale si può facilmente leggere il metaforico viaggio della vita. Un viaggio che parte con un’attività contabile di ragioniere e operatore del diritto per diventare interesse umanistico con sociologia e concreto interessamento verso i propri simili col master in economia delle imprese no-profit e cooperazione allo sviluppo.
Ma anche le patenti dicono qualcosa. Si passa dalla patente motociclistica, che segna un modo di viaggiare seguito per molti anni, per passare poi alla guida di veicoli 4x4, a navigare a vela e a motore ed oggi a farsi portare a spasso da un camion ex militare a 4 ruote motrici. Un camion praticamente costruito con l’esperienza del viaggiare per terra e per mare, quell’esperienza acquisita col viaggiare in motocicletta sulla quale ogni centimetro cubo di bagaglio è prezioso, con l’aver provato il freddo e la paura della solitudine del deserto dentro una casa di tela di mezzo metro quadro, con il Mistral che ti strappa l’ancora e ti manda alla deriva.
Tutto ciò riporta davvero ai bisogni essenziali e fa capire veramente ciò di cui si ha bisogno. Insegna ad ottimizzare gli spazi, a non tralasciare l’indispensabile ed a buttare il superfluo. Insegna a progettare, costruire e non farsi mancare nulla in una reggia di 6 metri quadrati (officina compresa), tanti quanti sono quelli che costituiscono la cellula abitativa del camion 4x4 con cui ho attraversato insieme a mio figlio Christian il Continente africano da Tunisi a Città del Capo.
Quando viaggiavo in motocicletta ciò che contava era la motocicletta. Il piacere del vento sulla faccia, la libertà. L’essere fisicamente dentro al viaggio, coglierlo con tutti i sensi. Il caldo, il freddo, la luce, il buio, il sole, la pioggia, i colori, gli odori. Qualunque vento fosse, quello degli altopiani turchi, delle nostre vette alpine, del Circolo Polare Artico o del Sinai. Poi, col tempo, ha assunto maggior valore il “viaggiare” rispetto al mezzo. Viaggiare sì per vedere ma, soprattutto, viaggiare per capire. Viaggiare per conoscere persone e culture. Rapportarsi con loro. Oggi, e la considero una ulteriore evoluzione del mio “viaggiare”, la vita mi porta ad apprezzare ancor più un viaggio se finalizzato ad una qualche forma di utilità nei confronti degli altri. A far sì che il viaggio non si fermi ad un puro ed egoistico piacere personale ma offra la possibilità, attraverso esso, di dare qualcosa agli altri. Ed è da questo concetto che è nata la missione umanitaria “Sabbia per Acqua” che mi ha portato sì ad attraversare il Continente africano ma anche a cercare di sollecitare negli altri, per mezzo di un libro e mediante il coinvolgimento, attenzione nei confronti di quella parte del mondo, la più parte, che non solo non si può permettere viaggi ma neppure la sopravvivenza. Persone che conoscono e continuamente ripetono l’unico “viaggio” che è quello dell’andare ad approvvigionarsi d’acqua al fiume lontano ore di cammino.

 

 
 

Lettera del presidente Claudio Zaninotto

Anthropos trova amici

Claudio Zaninotto incontra il Dott.Gino Strada, fondatore di Emergency

 

Per Anthropos quali amici migliori di coloro che già vivono in diretta i drammi della sofferenza nel mondo?

Quali amici migliori di coloro che dell’aiuto agli altri hanno fatto la propria ragione di vita?

Quali amici più credibili?

Ebbene, e lo dico con grande orgoglio, da ieri 6 gennaio, Anthropos ha due amici in più e sicuramente due amici veri.

E tu come lo sai – potrebbe obiettare qualcuno – che sono amici veri?

Lo si sente dalla stretta di mano, dico io, dalla naturalezza con cui ci si ritrova a darsi “del tu”. Basta uno sguardo e poche parole e si ha la sensazione di conoscersi da sempre. E’ forse una questione di pelle, qualcosa di profondo che sale subito in superficie e che è inconfondibile.

Ieri, 6 gennaio, non è accaduto niente di particolarmente pomposo o rituale anche se, per forza di cose, formale. Un atto simbolico, reso ancor più importante dalla sacralità del luogo in cui è avvenuto. Un atto semplice, la consegna di una tessera onoraria ed una stretta di mano. Una tessera che non da diritto a nulla, solo alla stima ed alla amicizia di Anthropos e di noi tutti nei confronti di queste persone e dell’organizzazione che tanto ha fatto e che tanto fa per lenire le sofferenze e ridare dignità umana dove al crescere delle prime fa riscontro lo scendere delle altre. Anche quando c’è pericolo; anche quando gli altri scappano.

E questo piccolo atto formale non è soltanto un tributo di apprezzamento e di stima nei confronti di coloro che hanno ricevuto questa tessera ma, soprattutto, l’onore è nostro, è tutto di Anthropos per il fatto che costoro, questa tessera l’abbiano accettata.

Per questo dico grazie a Gino Strada, al chirurgo Dottor Strada, al fondatore di Emergency, da ieri nostro socio onorario numero 1. Nondimeno dico grazie a Teresa Sarti, sua moglie, Presidente di Emergency, nostro socio onorario numero 2.

Dico grazie a Gino e Teresa che ieri, 6 gennaio, giorno dell’Epifania, in un ambiente insolito per me quanto per loro, un convento di suore di clausura in cui ci siamo incontrati, hanno ricevuto ed accettato la tessera onoraria di Anthropos.

Nonostante la sacralità del luogo non si è indugiato certo nel rito e nella forma; si è passati subito a sfruttare il poco tempo a disposizione per valutare insieme la validità dell’idea di Anthropos, le implicazioni ed i vantaggi possibili dal recupero, stoccaggio, distribuzione, invio di protesi ortopediche nei Paesi in via di sviluppo in cui vi siano presenti ospedali e laboratori ortopedici di Emergency come di altre organizzazioni.

Ci siamo lasciati con un’ultima stretta di mano e con la promessa di collaborare e sviluppare sinergie per i fini che ci sono comuni.

 

7 gennaio 2003

                                                                                              Claudio Zaninotto