N.1 -2003

 

     
 

Fil-Anthropos

 

 
 

"ACCADE nel Mondo"

 

 
     

"Viaggio nel Tempo"

 

"Sabbia per Acqua"

 

Dedicato ad un Amico

 

 

A mio fratello ferito

     

Claudio Zaninotto incontra un uomo: Gino Strada, il fondatore di Emergency

     

 

"Anthropos

libera associazione per lo studio

e lo sviluppo di popoli e culture”

...Sii anche tu dei nostri…Collabora con Fil-Anthropos.

redazione@associazioneanthropos.it

 

 

Associazione Umanitaria Anthropos - costituita il 16 febbraio 2001 - Sede Centrale, legale e Amministrativa: Garlasco,

Provincia PV, Via Roma 35 - C.F. e p.Iva n. 01903920187 - Tel. 0382/801035 Fax 0382/801046 -

E.mail:ant@associazioneanthropos.it

             

 

Fil-Anthropos          Pag.1

 

N.1 -2003

 

 

-Editoriale a Cura di Claudio Zaninotto -

 

Con queste righe, con queste parole nasce ufficialmente il notiziario web Fil-Anthropos. Notiziario web destinato ai soci di Anthropos ma anche a tutti gli amici, ai simpatizzanti e tutti coloro che come noi, insieme a noi, intendono porre l’uomo al centro dell’attenzione. Fil-Anthropos nasce come strumento di comunicazione dell’associazione umanitaria Anthropos.

Anthropos è una associazione fresca di statuto (nasce il 16 febbraio 2001) come associazione socio-culturale che si dichiara libera associazione per lo studio e lo sviluppo di popoli e culture.

Dopo aver collaborato e dato concreto sostegno all’operazione umanitaria “Sabbia per Acqua”, operazione mediante la quale il Kiwanis International Distretto Italia in collaborazione con AMREF Italia ha finanziato e costruito 120 nuovi pozzi d’acqua in villaggi del Kenya, risolvendo d e f i n i t i v a m e n t e     i l p r o b l e m a dell’approvvigionamento di acqua potabile per 50/60.000 persone, Anthropos si è resa conto di poter fare di più e di meglio di quanto aveva fatto in tale occasione ed ha deciso di porre l’accento più sull’aspetto umanitario che non su quello culturale, peraltro importante, dell’associazione.

 Anthropos è il nome dell’associazione che, da associazione socioculturale, intende trasformarsi in associazione umanitaria ed assumere le caratteristiche di Organizzazione Sociale Non Lucrativa (ONLUS) Anthropos ha già in sé, nel suo nome, quindi nel suo DNA, i motivi della sua esistenza, occuparsi dell’uomo.

Filantropo è aggettivo attinente all’umano, ad un umano benefico, solidale, altruista.

Quale nome poteva avere, quindi, il notiziario di una associazione quale Anthropos, che della solidarietà vuole portare la bandiera? Di una associazione che vuole porre l’uomo al centro dell’attenzione? E’ stato sufficiente apporre ad Anthropos il prefisso Fil ed ecco che nasce Fil-Anthropos.

Fil-Anthropos vuole essere, quindi, il notiziario con cui far conoscere a tutti ciò che l’associazione sogna di poter fare e che con l’aiuto di soci ed amici, fa. Vuole anche essere una palestra di idee sui diritti umani, palestra nella quale confrontarsi per chiarirsi dubbi e perplessità. Vuol essere un luogo d’incontro apolitico, apartitico, aconfessionale, trasversale nei confronti di qualsivoglia organizzazione esistente, luogo d’incontro nel quale il minimo comun denominatore risiede nella voglia di essere utile agli altri e nel desiderio di renderla concreta e fattiva.

Questo notiziario sarà vivo ed avrà senso soltanto se sarà utile a farci crescere qualitativamente e quantitativamente; se ci permetterà di migliorare noi stessi, come singoli e come gruppo ed è questo migliorare noi stessi che sta alla base dell’essere utili agli altri, motivo per cui … intervenite numerosi ed aderite in molti ad Anthropos; faremo splendide cose insieme. La linfa vitale del notiziario è data proprio dalla partecipazione, dalle lettere, dalle risposte, dalle proposte e, perché no, dalle critiche.

Questo, amici, è quanto, come Presidente di Anthropos, mi premeva dire a battesimo del primo numero.

Claudio Zaninotto

 

 

                            

Fil-Anthropos          Pag.2

 

N.1 -2003

 

Dedicato ad un Amico

A Cura di Suor Evelina -

 

 

Ho conosciuto Claudio sul web, grazie ad un corso on line sui diritti

umani, corso che ci ha visti dapprima anonimi compagni e poi amici

fraterni. Personalmente, ho iniziato a scrivergli quasi come un gioco,

incuriosita dalla figura del viaggiatore solitario e da una foto che mi

ricordava Sean Connery in un film su Indiana Jones.

Cosa possono dirsi un solcatore di deserti e una suora di clausura?

Abbiamo scoperto diverse cose in comune: un’ex-città di studi, un

carattere irrequieto, l’amore per gli animali, la cervicale …

Mi divertiva scrivergli, mi colpiva il senso dell’ironia e la capacità di

linguaggio immediato e figurato. Per saperne di più, ho iniziato ad

esplorare i siti, cui Claudio mi accennava per e-mail.

Ecco l’Africa, il camion trasformato, i volti dei bambini, Sabbia per

acqua, l’ospedale in Zambia, Anthropos … una grande passione per le

sofferenze degli uomini. Due persone in apparenza molto diverse si

incontrano ad un corso on line sui diritti umani: che la sorgente sia Dio o

la propria coscienza, il punto resta quello della responsabilità dell’altro.

Avevo sete e mi avete dato da bere, .. ero malato e siete venuti a me:

Claudio è un uomo che ha risposto.

Sr Eve

 

 

 

 

-

 

 

Fil-Anthropos          Pag.3

 

N.1 -2003

 

 

Associazione Anthropos:l’Organigramma

 

 

Presidente:Dott. Claudio Zaninotto

Segretario: P.I. Giuseppe Mussi

Resp. dello sviluppo:Daniele Rossi

Resp. amministrativo e contabile: Rag. Mariella Villani

Resp del Sito Web: Prof. Rosalba Fiduccia

 

 

Fil-Anthropos : la Redazione

 

Direzione
Direttore: Dott.Claudio Zaninotto
E-mail:
presidente@associazioneanthropos.it

 

Responsabili di Redazione
Cristina Giunco
Enrico Foresto
E-mail:
redazione@associazioneanthropos.it

 

Responsabile Web :
Rosalba Fiduccia

 

Collaboratori

Suor Evelina, Claudio Zaninotto, Francesco Tarozzi, Rosalba Fiduccia,

Cristina Giunco, Enrico Foresto, Antonio Padovan,

Christian Zaninotto, Andrea Migliano

 

 

 

                   

Fil-Anthropos          Pag.4-5

 

N.1 -2003

 

 

Accade nel Mondo

 

- A Cura di Francesco Tarozzi -

 

Caffè ???…… è crisi!

Il prezzo del caffè continua a crollare. Secondo la Banca Mondiale l’anno scorso in

America Centrale sono andati perduti 600.000 posti di lavoro.

A Phoenix 14 coltivatori messicani, rimasti disoccupati, sono morti di sete in Arizona

mentre cercavano di entrare clandestinamente negli Stati Uniti. In India il 20% dei

lavoratori del settore è stato licenziato. Il mercato continua a lasciare fluttuare

liberamente i prezzi e, intanto, in Colombia l’estensione delle piantagioni di coca è

aumentata in un anno del 25%. Una valida alternativa?

 

 

 

Nulla al mondo sembra  più banale di una tazza di  caffè caldo la mattina.  Eppure dietro  questo gesto ci  sono immensi capitali che si  muovono, così grandi da rischiare  di mettere in ombra le persone che con questo commercio si arricchiscono o che, grazie a questa nostra innocente abitudine, tentano di sopravvivere.

Nel 1997 il valore del caffè ha raggiunto il suo massimo storico, poi il suo prezzo è precipitato. Un numero enorme di contadini del Sud del mondo ha convertito le proprie piantagioni per tentare di sfruttare appieno le possibilità di riscatto che “l’albero dei dollari” sembrava fornire. Il risultato oggi si può riassumere con una breve formula:       “ e c c e s s o s t r u t t u r a l e dell’offerta”.

E ciò, proseguendo nell’equazione, significa immensi guadagni per le multinazionali che possono vendere il caffè a prezzi bassi e miseria per chi si trova a dipendere da un prodotto non più redditizio.

Il mercato, come sempre, è ottimista: “prezzi bassi curano prezzi bassi”. Se il caffè non porta denaro, gli agricoltori lasciano i campi, si produce di meno e l’offerta crolla. Dunque problema risolto, ma la produzione cala perché i contadini muoiono di fame o scompaiono nelle baraccopoli.

Oggi le uniche soluzioni possibili sembrano quelle di promuovere un commercio etico, che tenga conto anche delle condizioni di vita di chi lavora nelle piantagioni e che punti a coinvolgere gli agricoltori nei processi decisionali, garantendo una gestione sostenibile delle risorse naturali e la diversificazione delle colture.

Entro un anno il Piano dovrebbe avere come risultati:

1. I torrefattori dovrebbero pagare un prezzo adeguato ai produttori (superiore ai costi di produzione) così che essi possano mandare i figli a scuola, acquistare medicine e avere cibo a sufficienza.

2. Aumentare il prezzo ai produttori attraverso le seguenti misure:

 - Le aziende di torrefazione devono commercializzare soltanto caffè che rispetta gli standard di qualità, così come proposto dall'Organizzazione Internazionale del Caffè (ICO).

-La distruzione di un massimo di 5 milioni di sacchi di caffè stoccato,  istituita dalle aziende di torrefazione e dai governi delle nazioni ricche.

- La creazione di un fondo per gli agricoltori poveri, che li aiuti ad essere meno dipendenti dal caffè dandogli opportunità di vita alternative.

- Aumentare la quantità di caffè che le aziende di torrefazione acquistano nel mercato del fairtrade al 2% del loro volume nei prossimi mesi  12 mesi e indurli ad accrescere tale cifra in futuro.

In aggiunta al presente Piano di Soccorso del Caffè,  inoltre concordiamo nel lanciare una campagna che migliori i prezzi dei beni primari in generale e consenta dei mezzi di sostentamento alternativi.

I risultati dovrebbero includere:

- I governi dei produttori e dei consumatori dovrebbero stabilire dei meccanismi che gestiscano la domanda e l'offerta così da assicurare prezzi ragionevoli ai produttori. Gli agricoltori dovrebbero essere adeguatamente rappresentati in tali strutture.

- I governi dei produttori e dei consumatori dovrebbero promuovere una gestione sostenibile delle risorse naturali al fine di assicurare la sostenibilità ambientale del settore.

- Incentivare i paesi produttori ad ottenere il maggior valore da questi beni.

- Incentivare gli agricoltori ad essere meno dipendenti dai beni di prima necessità, diversificando le colture.

- Indurre le aziende a pagare prezzi adeguati per tutti i prodotti, incluso il caffè.

- Stimolare la cooperazione tra i paesi produttori al fine di arginare la sovrapproduzione di beni in entrata nel mercato.

- Introdurre detassazioni per l’acquisto di prodotti fair-trade, incluso il caffè.

Incoraggiare le politiche locali dei paesi produttori ad instaurare politiche di accesso alla terra, al credito, alle infrastrutture e all’estinzione del debito per i piccoli produttori, così come la promozione, il consumo di caffè locale e lo sviluppo delle capacità produttive.

 

-

 

Fil-Anthropos          Pag.6-7

 

N.1 -2003

 

Il giorno

dell'Epifania ho incontrato un uomo

Non ricordo bene se sia stato Machiavelli a dire che i titoli non onorano chi li porta ma sono essi ad essere onorati da coloro che li portano. Chi l’ha detto non ha molta importanza in questo momento. Ha importanza il concetto in sé; concetto al quale aderisco in modo pieno e assoluto.

 Il 6 gennaio scorso, giorno dell’Epifania, ho incontrato Gino Strada, il chirurgo che ha dato vita ad Emergency, l’associazione umanitaria che tanto sta facendo nei Paesi martoriati dalle guerre.

L’ho incontrato e, interpretando la volontà dei nostri associati, gli ho assegnato la nostra tessera onoraria numero 1. La tessera onoraria numero 2 è andata al presidente di Emergency, Teresa Sarti, sua moglie, che ogni giorno si accolla l’opera apparentemente meno eroica del peso organizzativo di siffatta consistente organizzazione. Ecco il motivo della premessa. La tessera onoraria onora noi per il fatto che Gino e Teresa l’abbiano accettata. Noi siamo onorati, ancora lo dico e lo sottolineo, e dobbiamo essere tutti all’ altezza del grande onore che ci hanno fatto accettando quel rettangolino di carta che simboleggia tutta la nostra stima ed il rispetto nei loro confronti. Un altro motivo, ma anche questo non in testa alla classifica dell’importanza, era dato dal doveroso omaggio del mio volume “Sabbia per Acqua”, volume sulla cui quarta di copertina ho voluto una frase di Gino Strada, frase che tutti dobbiamo sempre e comunque tenere presente se vogliamo occuparci degli altri in modo efficiente ed efficace. “…non basta la voglia splendida e generosa, di essere utili, per essere utili davvero …”.

Ma il motivo primo, vero e più importante dell’incontro non era certo quello di assegnargli un rettangolino di carta o di regalargli un libro, questo è certo.

L’ho voluto incontrare per parlargli del nostro progetto. L’idea di recuperare e riutilizzare nei laboratori e negli ospedali dei Paesi del terzo mondo, le protesi ortopediche dismesse.

 Quale miglior interlocutore di chi, per scelta di vita, ormai da anni, non fa altro che operare e trattare persone che per malattie deturpanti o a causa delle conseguenze della guerra finiscono per dover vivere senza uno o più arti? Quale esperto migliore e miglior conoscitore degli impatti non solo funzionali di tali aggeggi ma anche sociologici? Il tempo era poco, dovevamo parlare in fretta. Di lì a due giorni sarebbe ripartito per Kabul e di cose da fare certamente ne aveva a iosa prima di raggiungere l’Afghanistan.

Sul momento, da persona assolutamente pragmatica qual è, rimase perplesso ed aveva tutta l’aria di chi stesse per stroncare ogni mia speranza d’essere utile. Mi aspettavo che esordisse dicendo qualcosa come “Mio caro signore ma lei pensa veramente che …” e già mi sentivo stupido nel dover ammettere ed accettare la bontà delle sue asserzioni e la mia stupidità nel non averci pensato; nel non esserci arrivato da solo.

Ma non andò così. Mi lasciò esprimere la mia idea mentre vedevo che la sua espressione lentamente, quasi impercettibilmente, ma sicuramente cambiava. Mentre parlavo, cominciava a prendermi sul serio, si vedeva.  Capiva che non ero un illuso che vedeva la cosa come la più facile del mondo. E, infatti, non lo è affatto. Glielo dissi chiaramente che non pensavo che la cosa fosse semplice ma che fosse possibile, sì. Che mi rendevo benissimo conto che le protesi non essere prese dallo scaffale come fossimo al supermercato e, pronte all’uso, applicate al paziente. Mi da una mano … del 12 ? Gliela incarto? No, grazie, lasci stare me la metto subito. Certo che non è così. Non è un paio di pantaloni che, un po’ più largo o un po’ più stretto, merito una cintura, si può adattare senza ulteriori modifiche. Certo che - ha cominciato a dire, disegnando su un pezzo di carta – se prendiamo una gamba, l’invasatura (credo si chiami così) la si deve buttare, ovviamente, in quanto deve essere adatta al ricevente (ma la si può rifare in legno) ma il tubo se è più corto lo si può salvare. Il ginocchio è buono, ed è uno snodo che costa, il tubo è pure buono così l’altro snodo. Il piede si butta e si mette nuovo.

 Si stava convincendo! Quando, poco dopo, egli stesso ha considerato il costo di un meccanismo della mano che permette di stringere tra pollice e indice gli oggetti e ne ha considerato il costo del materiale nuovo ho capito che si era convinto che ne valeva la pena.

 Dopo un po’ ci siamo lasciati con una gran stretta di mano. Teniamoci in contatto, mi ha detto. A quel punto era convinto quanto me che … si può fare.

A Gino Strada e agli altri benemeriti come lui lasciamo il compito di salvare la vita alle persone ma a noi il compito di permettere loro di camminare nuovamente. Il terzo mondo vuole e deve … camminare con le proprie gambe; metaforicamente ma anche materialmente.

 Aiutiamolo a farlo.

Claudio Zaninotto

 

 

 

 

Fil-Anthropos          Pag.8

 

N.1 -2003

 

 

A mio fratello ferito

di Enrico Foresto 

.

Il fratello ferito non ha un nome, non ha un volto, parla spesso una lingua a me sconosciuta,

ma come ogni uomo, mio fratello parla un linguaggio che riesco a comprendere,

un linguaggio senza limiti: quello dello sguardo, dei gesti, dei sorrisi.

Mio fratello è quello che ho accanto in ogni istante, è quello che non conosco, quello con cui litigo,

mio fratello è quello che ho visto in tv per un istante in qualche filmato reso ricco da quelle musiche

pensate per arrivare a scongelare il cuore dell’aspettatore….

Mio fratello quella musica, lui non l' ha mai sentita!

Lui era lì,solo, seduto a fianco di una capanna fatta di paglia e fango, stremato dal caldo, affamato,

assetato. Le mosche gli si posavano sulle labbra in cercad’acqua anch’esse.

Era lì, solo e sofferente, nudo e senza una gamba. Chissà cosa ha pensato quando quegli uomini

bianchi con la telecamera, lo riprendevano, chissà quale era il suo desiderio…

forse un bicchiere d’acqua?….quante volte a noi che sempre ci lamentiamo e mai ci accontentiamo

delle nostre comodità ci è stato vietato un bicchiere d’acqua?

Il fratello ferito è colui che trovo per strada; in ogni luogo in cui cammino, in lui, il mio occhio

scorge ferite differenti: chi al cuore….chi alla mente …. ferite corporali, ferite morali……..

Mio fratello, è lui, quello ricco e spavaldo che arriva tra la gente povera e con gesti superbi amministra

gli uomini come se fossero bestie…. povere beate bestie che più libere sono di chi comanda.

 

.

Mi domando quanto sia importante il rispetto che voglio portare a mio fratello.

Quanto e quale rispetto va dato? Quanto è importante per te, fratello mio essere ascoltato, aiutato,

ammaestrato? Quanto è importante amarsi reciprocamente? e quanto è importante perdonare chi ci

ha ferito? Quanto sono importanti i piccoli gesti che rendono piene le tue giornate?

Metti in discussione i tuoi comportamenti e medita il tuo dire….prima di rispondere.

Oggi, in questo mondo, siamo noi uomini quelle mosche che vanno a rubare l’acqua dalle labbra a

quei poveri fratelli, essi non hanno mai lo stesso nome, essi sono i nostri amici che giudic hiamo,

sono i colleghi di studio e di lavoro, che critichiamo ed invidiamo ,

sono i nostri genitori che non ascoltiamo…..

Poche e beate sono quelle povere “bestie”, i nostri Veri fratelli, che quando gli abbiamo preso tutto,

ancora ci ringraziano e con la semplicità di cuore e l’umiltà d’animo,

ci guardano con gli occhi illuminati sorridendo.

Grazie Fratello Ferito per avermi permesso di soccorrerti, grazie perché nell’avermi insegnato ad

ascoltare la tua silenziosa sofferenza, mi hai iniziato ad un insegnamento fondamentale:

“Tu che eri sofferente, ti sei preso cura di me che credevo d’esser sano!”

di Enrico Foresto

 

 

Fil-Anthropos          Pag.9

 

N.1 -2003

DAL REFERENTE DELLA PROVINCIA

DI PAVIA

Rag. Antonio Padovan

Referente della

Provincia di Pavia

 

L’altra sera quando, a sorpresa, Claudio mi ha chiesto di scrivere qualcosa per il notiziario Web non ho potuto fare a meno di pensare a quando risale la nostra amicizia!

Perbacco sono più di trent’anni, da quando frequentavamo l’Istituto Tecnico. In questo periodo di tempo l’Africa, purtroppo, è regredita, le foto delle persone che soffrono continuano ad essere drammaticamente uguali, come se un perverso meccanismo impedisse al tempo di scorrere, invece passa e passa di male in peggio!

Pur provenendo da esperienze diverse anche allora eravamo convinti che si dovesse e potesse fare qualcosa per gli altri. Come spesso accade le nostre strade si sono divise; oggi, tuttavia, noto con piacere che continuiamo a credere in quello in cui credevamo allora.

Ed è stato così, quasi per caso, che ho scoperto che nel frattempo Claudio si era dato da fare trascinando il figlio Christian a zonzo per l’Africa a bordo di un camion nel tentativo di “trasformare” la sabbia in acqua.

 

 

Gli obiettivi che l’associazione si è prefissa non sono né semplici né facili. Vivremo momenti di grande sconforto e altri di esaltazione pura, non ci dovremo mai arrendere e, grazie soprattutto alla volontà e al contributo di ciascuno di noi, riusciremo a raggiungere la meta. Non potevo non lasciarmi contagiare dall’entusiasmo e dalla speranza di poter essere di aiuto e così, senza quasi pensare, ho aderito ad Anthropos e, lo giuro, ancora adesso non riesco a capire ciò che mi ha spinto a farlo, per quale motivo la molla è scattata; basta avere pazienza e prima o poi……tutto sarà più chiaro.

 

 

 

 

Fil-Anthropos          Pag.10

 

N.1 -2003

 

Viaggio nel Tempo

-A Cura di Cristina Giunco -

 

Chi ha scoperto internet è come Cristoforo Colombo che ha scoperto l’America, forse posso sembrare retorica, ma è la verità. Un grande Mondo Multimediale sempre più simile al nostro in cui viviamo giornalmente, come in tutte le cose esistono i pro e i contro, ma una volta trovato il giusto equilibrio , Internet può diventare uno strumento indispensabile per la grande capacità di “accorciare le distanze!”

All’interno di questo Mondo Web sono state costruite delle “Case virtuali” che hanno preso il nome di Sito, tutti possono essere accolti nel Sito di Anthropos, dai bambini ai nonni, la porta è aperta a tutti, la porta della comunicazione, dei valori, la porta della gioia nel dare e nel costruire.

Se non ci fosse internet Fil-Anthropos non esisterebbe, o meglio, non potrebbe avere ed ottenere questa grande “banda” di diffusione. Nel Web abbiamo conosciuto Siti con aspetto pornografico, la vendita dei gatti appena nati fatti vivere all’interno di una bottiglia di mezzo litro e le chat del tradimento tra uomo e donna, ma cosa pretendiamo se anche la Vita materiale è condotta in questo modo?

Fermiamoci un attimo a pensare e riflettere con equilibrio. Grazie alla chat un ragazzo disabile oppure malato può avere l’opportunità istantanea di conoscere nuovi amici e di far sorgere dentro di se un nuovo Sole d’Amore; grazie alle E-mail possiamo scrivere lettere a persone molto lontane, quasi come consegnargliele di persona….

 Insomma Internet è un altro Mondo, un Mondo che possiamo costruire a nostro piacimento, Anthropos fa parte di tutto questo, un luogo nuovo per  comunicare ed aiutare.

 

IL SUO ESORDIO

Nel 1957, il governo degli Stati Uniti ha istituito la  Advanced Research Projects Agency (ARPA - Agenzia per i Progetti di Ricerca Avanzata), un dipartimento del Ministero della Difesa incaricato di mantenere la leadership americana nel campo della scienza e della tecnologia mlitare. Poco più di dieci anni dopo, nel 1969, l'ARPA fondò ARPANET, il precursore di Internet. Internet, come lo conosciamo oggi, si è sviluppato nei primi anni '80, ma ha avuto inizio qualche anno prima, nel 1969, con un contratto dell'ARPA (Advanced Rearch Projects Agency che collegava quattro grandi computer nelle università del sud-ovest degli Stati Uniti (UCLA, Stanford Research Institute, UCSB, and the University of Utah). Il contratto è stato portato avanti dal BBN di Cambridge (Massachussets) e andò in rete nel dicembre 1969. Nel giugno 1970, si aggiunsero MIT, Harvard, BBN, e la Systems Development Corp (SDC) di Santa Monica, California. Nel gennaio 1971, si aggiunsero Stanford, i Lincoln Labs del MIT, Carnegie-Mellon, e la Case-Western Reserve U. In pochi mesi, si collegarono anche NASA/Ames, Mitre, Burroughs, RAND, e la University of Illinois. Quelli che arrivarono dopo sono troppi per essere elencati. Internet intendeva costuituire una rete di comunicazione che funzionasse anche alcuni dei siti fossero stati distrutti da un attacco nucleare. Se la via più diretta non era disponibile, degli appositi dispositivi avrebbero deviato il traffico della rete lungo vie alternative. All'inizio, Internet veniva usato da espertidi computer, tecnici e scienziati. Non era facile da usare. A quei tempi non c'erano i PC, e chiunque lo usasse, professionista, tecnico o scienziato che fosse, si trovava a che fare con un sistema molto complesso.

 

Fil-Anthropos          Pag.11

 

N.1 -2003

 

  Sabbia per acqua

A Cura di Christian Zaninotto

 

Oh, la rubrica.

Posso finalmente gestirne una. Non so se è sempre stato un mio sogno, comunque eccoci.

Allora, siccome qui sono tutti tecnici e sanno davvero cosa fare e come impegnarsi seriamente in

ciò che credono giusto, hanno certamente pensato che ci voleva una persona che esprimesse il

giudizio di tutti quelli che sarebbe meglio non dicessero niente. Perché? Niente perché non ne

sanno molto oppure sono troppo apatici per interessarsi a qualche cosa che riguardi gli altri o,

semplicemente, perché è molto più rilassante guardarsi una per la precisione. Beh, questa è

storia più o meno nota - davvero qualcuno non lo sa ancora?-, ma non è finita perché è molto più

 rilassante vedersi un film in prima serata  , piuttosto che interessarsi alla costruzione di un

ospedale in Zambia.

 Ecco, io sono una persona media, molto media, che  dice la sua senza retorica e il più

 sinceramente possibile. E parlo da uomo medio che ha vinto la lotteria e ha partecipato all’ormai

famosissimo viaggio Sabbia Per Acqua. Famosissimo, non scherzo, e se non ne avete sentito

 parlare è grave ma comunque rimediabile.

Ne parlerò sicuramente nei mesi prossimi, ma vi rinfresco la memoria dicendovi che abbiamo -

mon père moi et - (da uomo medio devo sostenere un esame di francese all’Università e allora

 m’alleno) fatto un viaggetto di ventimila chilometri in cento e passa giorni sul nostro

 “furgoncino” giallo, dalla Tunisia allo splendido Sud Africa. L’abbiamo fatto in collaborazione

 con Amref Italia e Kiwanis International. Siamo stati sponsorizzati sulla fiducia e abbiamo

 ripagato tutti con un bel gruzzoletto di denari raccolti per la costruzione di pozzi in africa;

 Kenya, adesso inizia il bello. Il bello è che da tutto ciò è nata Anthropos. Il bello è la costruzione

 di un ospedale a Lusaka, Zambia, Africa centro-meridionale, povera e disperata come TANTE

 altre. Io l’ho visto ed è qui, che il mio ruolo, la mia visione di uomo medio, può servire. Qui ad

 Anthropos - cantiere in corso incredibilmente vivo - ci sono persone infinitamente più preparate

 di me che vi diranno cose molto più utili e interessanti di quelle che vi dirò io, ma il compito che

 mi sono proposto è quello di raccontarvi cos’ ha visto, cos’ ha provato, cos’ ha pensato un

 ragazzo benestante della media borghesia - e un po’ testa di c@##o, se me lo permettete - nel

 ritrovarsi nel workshop di questo ospedale a guardare dei semplici pezzi di legno usati come

 protesi ortopediche per gente malata di poliomielite o malaria o storpiata dalle mine. È qualcosa

 di indimenticabile che può colpire chiunque abbia coscienza e se lo ha fatto con me…

Alla prossima.

Christian Zaninotto   

 

Fil-Anthropos          Pag.12

 

N.1 -2003

 

Benvenuti

Ciao a tutti Amici e Colleghi di Anthropos!

L’associazione vi ringrazia per aver contribuito fin da ora allo sviluppo di un sogno.

Questo sogno sta toccando ora le prime mete, oggi Anthropos oltre a cercare amici e nuovi

 soci, sta cercando i referenti delle province italiane. Anthropos, non è Lui, Lei o Loro,

 Anthropos, siamo Noi.

Noi tutti insieme!

Sarà fondamentale lo scambio di opinioni, di idee, di notizie.

 

Anthropos, vuole dare il Benvenuto in questo primo numero di

Fil- Anthropos, a tutti gli Iscritti, i Soci, gli Amici ed in particolare a

tutti i Referenti delle province:

dalla Calabria

per la provincia di Vibo Valentia

il Dott. Roberto Garzulli

dall’Emilia Romagna

per la provincia di Piacenza

la Sig.ra Cristina Bosi

dalla Lombardia

per la provincia di Pavia

il Rag. Antonio Padovan

dal Piemonte

per la provincia di Alessandria

il Dott. Gianfranco Valinotto

il P. Aer. Enrico Foresto

per la provincia di Biella

il Prof. Mario Novaretti

per la provincia di Novara

l’Ing. Antonimo Maulini

per la provincia di Torino

la Dott.ssa Oriana Dal Bosco

dalla Sicilia

per la provincia di Agrigento

la Prof. Rosalba Fiduccia

per la provincia di Catania

il Prof. Alfredo Petralia

dalla Toscana

per la provincia di Livorno

il Dott. Vittorio Landi

per la provincia di Prato

il Rag. Angelo D’Onisi

dal Veneto

per la provincia di Treviso

il Dott. Giovanni Paolo Pulella

per la provincia di Verona

il Dott. Emanuele Lavorini

 

 

 

A tutti i Soci ed ai nuovi Referenti, va il ringraziamento

per aver risposto con entusiasmo all’appello e l’augurio

di un buon lavoro.