Oh, la rubrica.
Posso finalmente gestirne una. Non so se è sempre stato un mio
sogno, comunque eccoci.
Allora, siccome qui sono tutti tecnici e sanno davvero cosa fare e
come impegnarsi seriamente in
ciò che credono giusto, hanno certamente pensato che ci voleva una
persona che esprimesse il
giudizio di tutti quelli che sarebbe meglio non dicessero niente.
Perché? Niente perché non ne
sanno molto oppure sono troppo apatici per interessarsi a qualche
cosa che riguardi gli altri o,
semplicemente, perché è molto più rilassante guardarsi una
per la precisione.
Beh, questa
è
storia più o meno nota - davvero qualcuno non lo sa
ancora?-, ma non è finita perché è molto più
rilassante vedersi un film in prima serata
, piuttosto che interessarsi alla costruzione di un
ospedale in Zambia.
Ecco,
io sono una persona media, molto media, che dice la sua
senza retorica e il più
sinceramente
possibile. E parlo da uomo medio che ha vinto la lotteria e ha
partecipato all’ormai
famosissimo viaggio Sabbia Per Acqua. Famosissimo, non scherzo, e
se non ne avete sentito
parlare
è grave ma comunque rimediabile.
Ne parlerò sicuramente nei mesi prossimi, ma vi rinfresco la
memoria dicendovi che abbiamo -
mon père moi et - (da uomo medio devo sostenere un esame di
francese all’Università e allora
m’alleno)
fatto un viaggetto di ventimila chilometri in cento e passa giorni
sul nostro
“furgoncino”
giallo, dalla Tunisia allo splendido Sud Africa. L’abbiamo fatto
in collaborazione
con
Amref Italia e Kiwanis International. Siamo stati sponsorizzati
sulla fiducia e abbiamo
ripagato
tutti con un bel gruzzoletto di denari raccolti per la costruzione
di pozzi in africa;
Kenya,
adesso
inizia il bello. Il bello è che da tutto ciò è nata Anthropos. Il
bello è la costruzione
di
un ospedale a Lusaka, Zambia, Africa centro-meridionale, povera e
disperata come TANTE
altre.
Io l’ho visto ed è qui, che il mio ruolo, la mia visione di uomo
medio, può servire. Qui ad
Anthropos
- cantiere in corso incredibilmente vivo - ci sono persone
infinitamente più preparate
di
me che vi diranno cose molto più utili e interessanti di quelle
che vi dirò io, ma il compito che
mi
sono proposto è quello di raccontarvi cos’ ha visto, cos’ ha
provato, cos’ ha pensato un
ragazzo
benestante della media borghesia - e un po’ testa di c@##o, se me
lo permettete - nel
ritrovarsi
nel workshop di questo ospedale a guardare dei semplici
pezzi di legno usati come
protesi
ortopediche per gente malata di poliomielite o malaria o storpiata
dalle mine. È qualcosa
di
indimenticabile che può colpire chiunque abbia coscienza e se lo
ha fatto con me…
Alla
prossima.
Christian Zaninotto

