I nostri progetti

 

PROGETTO 4 PE

Progetto per la produzione e distribuzione di protesi ortopediche

nei Paesi in via di sviluppo.

 

Chi ha seguito dall’inizio la vita della nostra giovane organizzazione ricorderà sicuramente qual era la mission che ci eravamo dati: il recupero e la ridistribuzione nei P.V.S. di protesi ortopediche dismesse.

Eravamo partiti dalla considerazione che nei Paesi occidentali, in Italia in particolare, gli amputati a causa di infortuni sul lavoro, si vedono sostituire gratuitamente le protesi ortopediche dopo brevi periodi di tempo. Questo fa sì che i protesizzati, ai quali è lasciata la facoltà di trattenere presso di loro la vecchia protesi, con l’andare degli anni finiscano per possedere – oltre a quella che utilizzano normalmente – più di una protesi ortopedica ancora funzionale ed utilizzabile.

 
L’idea era quella di recuperare tali protesi, stoccarle e ridistribuirle.

Naturalmente tutto ciò avrebbe necessariamente comportato la creazione di una fitta rete di referenti per il recupero delle protesi nelle varie zone d’Italia, l’invio delle stesse presso un magazzino centrale da cui poterle inviare a destino in relazione alle specifiche esigenze espresse da ospedali, centri ortopedici ed ambulatori presenti nelle varie parti del mondo.

Nell’attesa che si creassero le condizioni necessarie per procedere in tal senso ci siamo occupati d’altro con concretezza e grande soddisfazione. Abbiamo finanziato la costruzione - attualmente terminata e funzionante - di un reparto di isolamento presso un ospedale in Zambia, lo Zambian-Italian Orthopaedic Hospital di Lusaka, un allacciamento idrico per una scuola di Kharthoum, capitale del Sudan, stiamo raccogliendo fondi per aiutare la sopravvivenza degli asili cattolici sempre di Khartoum e, attualmente, siamo indirizzati al finanziamento e costruzione di aule scolastiche in Sud-Sudan a supporto della diocesi di Rumbek che fa capo al vescovo Monsignor Mazzolari.

 

Guerre, bombe, mine antiuomo causa di centinaia di migliaia di amputazioni.

E’ risaputo a tutti il fatto che a causa delle tante guerre note e meno note (ma per questo non meno cruente) che hanno devastato e devastano i paesi in via di sviluppo le amputazioni di arto siano all’ordine del giorno e non solo a causa dei combattimenti. A guerra finita centinaia di migliaia di mine antiuomo inesplose restano per decenni ad infestare i territori di guerra e continuano a provocare i loro danni nel momento in cui questi territori ridiventano terra coltivata o pascolo.

 

Nondimeno le amputazioni sono anche la conseguenza di malattie non curate. Frequentemente si passa da una banale ferita ad una cancrena e ad una amputazione.

E’ difficile fare una stima di quanti possano essere gli amputati nel mondo per i quali l’impianto di una protesi potrebbe costituire l’opportunità per ritornare a vivere una vita normale e, conseguentemente, permettere loro di provvedere a sé stessi. Di certo le cifre ammontano a centinaia di migliaia.

Purtroppo, la richiesta è destinata ad aumentare ancora nei prossimi anni a causa della ben nota quantità di conflitti che non tendono a diminuire ed alle mine disseminate in diverse aree del nostro pianeta.

Se da un lato l’impegno di molte organizzazioni per l’abolizione di questi ordigni è una battaglia che deve essere assolutamente vinta, dall’altro lato occorre fare i conti con la realtà contingente che ci dimostra la necessità di produrre una crescente quantità di protesi sostitutive di gamba per il gran numero di persone colpite da mina o durante scontri bellici.

 

Qual è la produzione attuale di protesi ortopediche nel “primo mondo”? 

Attualmente le protesi sostitutive vengono prodotte in buona quantità nei paesi occidentali e ad essi destinate. La necessità di sviluppare tale prodotto, in occidente, è legata essenzialmente alla sostituzione di arti di persone che per cause varie come incidenti stradali, infortuni sul lavoro, malattia, hanno subito amputazioni.

Nei paesi del “primo mondo” tale tipologia di danno fisico viene generalmente assistita dai servizi sanitari nazionali, da servizi privati o assicurativi.

 

Stante ciò, le persone colpite da amputazione non si preoccupano del costo di un arto sostitutivo  ma essenzialmente del suo funzionamento, della leggerezza e dell’estetica.

Questo ha fatto sì che le industrie, tra le quali diverse multinazionali, hanno sviluppato prodotti ad altissima tecnologia che pongono sul mercato a prezzi molto alti che possono andare da 1.500 € per un semplice ginocchio sino a 30.000 € per una gamba completa dotata di sistemi elettronici di funzionamento.

E’ evidente come tali prodotti non possano essere proposti ai paesi colpiti da guerra o mine, sia per le tecnologie adottate, ben poco adeguate ai luoghi in cui tali protesi dovrebbero essere utilizzate, sia per il fatto che gli amputati sono persone che dispongono di livelli di reddito assai inferiori rispetto a quelli occidentali e, spesso, al limite della sopravvivenza. Inoltre, in questi paesi, squassati da eventi bellici, lotte intestine e sfruttamento, i servizi sanitari sono estremamente limitati o addirittura totalmente inesistenti.

 

… e nel “terzo mondo”?

Attualmente diverse O.n.g. producono in proprio, presso i loro laboratori in loco, protesi artigianali in legno e metallo impiegando, giustamente, personale locale con effetti positivi in termini di occupazione. Se l’effetto è assolutamente positivo sotto il profilo etico e sociale, dal punto di vista pratico si rileva però il fatto che la produzione di tali arti sostitutivi sia estremamente limitata e assolutamente insufficiente, i risultati tecnici mediocri e quelli estetici alquanto scadenti.

Vi sono, invece, Ong e Og che acquistano le protesi sul mercato occidentale a prezzi che oscillano tra i 1.000 ed i 2.000 €.

Da quasi un anno la nostra prospettiva è cambiata. Si è fatta strada l’opportunità, proposta da un ingegnere di Treviso, Marcello Stampacchia di conseguire il risultato che ci eravamo proposti non più mediante la raccolta e ridistribuzione di protesi ortopediche dismesse ma  mediante la produzione di protesi ortopediche nuove.

Questi, esperto nella produzione di materie plastiche, ha messo a punto un progetto che prevede la costruzione di protesi ortopediche d’arto inferiore mediante stampaggio di varie parti ed assemblaggio.    

 

Nel produrre il presente progetto ci si è posti nell’ottica di individuare una tecnologia che potesse rispondere ai seguenti bisogni: 

1)      produzione a costi bassissimi

2)      quantità elevata di pezzi prodotti

3)      produzione di sistemi protesici adattabili almeno al 90% dei casi di amputazione

4)      ottimo funzionamento

5)      semplicità di assemblaggio

6)      adattabilità al paziente rapida e facile

7)      facilità di sostituzione delle parti di ricambio

8)      ridottissimo costo delle parti di ricambio

9)      produzione degli arti in un paese interessato alla fruizione del prodotto

10) possibilità di esportazione dal paese d’origine ai paesi industrializzati

 

A CHI VENDERE

 Mercato dei paesi emergenti e colpiti da mine o da guerre.

 Il drammatico stato economico dei paesi più bisognosi di protesi sostitutive è la molla che ci spinge alla realizzazione di questo progetto e, pertanto, il punto cardine attraverso il quale la redditività di questo progetto deve ruotare.

Attualmente i soggetti che possono “spendere” nell’acquisto delle protesi sostitutive di gamba per gli utilizzatori in tali paesi sono probabilmente le Organizzazioni Non governative e le Organizzazioni Governative.

Si pensi che in Kossovo le Ong acquistano protesi da donare ai mutilati al prezzo di 2.000 €.

Stante il prezzo di vendita delle nostre protesi, così come previsto da questo progetto, che dovrebbe aggirarsi su valori inferiori ai 100 €, l’Ong acquirente potrebbe soddisfare con la stessa spesa l’esigenza di 20 o più pazienti anziché 1 solo.

 

Mercato occidentale

Una delle nostre mete è anche la distribuzione delle nostre protesi sul mercato occidentale stante la bontà del prodotto.

Il mercato occidentale è avvezzo a sostenere, per l’acquisto di una protesi economica, un prezzo che si aggira intorno ai 1.200 – 1.500 €. Il prezzo prevedibile del nostro prodotto sarà in linea con il mercato ma ovviamente molto concorrenziale.

  

Quali le ragioni di queste scelte?

Una delle ragioni per cui è importante vendere le protesi anche sui mercati del “primo mondo” è senza dubbio la possibilità di ottenere utili con cui poter sostenere prezzi politici ed assistenze nei confronti delle realtà operanti nei paesi poveri.

Un’altra non meno importante ragione è culturale. E’ data dalla possibilità di invertire il tradizionale flusso di beni ad alta tecnologia che normalmente va dal nord al sud del mondo. Nel nostro caso vi è l’affascinante prospettiva, stante la produzione da effettuarsi in un Paese del terzo mondo, di vedere il sud del mondo che produce ed invia al nord i suoi prodotti. 

 Prezzi adeguati al mercato

 Il prezzo di vendita ed il conseguente utile derivante dalla vendita del prodotto sul mercato occidentale potrà sostenere i costi di distribuzione dello stesso prodotto nei paesi poveri, sostenere i costi di aggiornamento e formazione di nostri tecnici ortopedici, contribuire ad azioni di assistenza mediante l’istituzione di nuovi centri protesici autonomi o affiancati a strutture già esistenti e all’invio dei nostri tecnici per la formazione del personale locale. 

 

Notizie sulla tecnologia del  prodotto 

Per ottenere un prodotto in materiale termoplastico dal basso costo di produzione occorre realizzare delle attrezzature (stampi termoplastici) ad altissima tecnologia. Tali attrezzature, una volta in produzione, potranno produrre sino a 5 milioni di pezzi prima di essere sostituiti. Il costo di tali attrezzature è inevitabilmente molto alto e comporta circa il 70% dei costi da sostenere.

E’ presumibile che si debbano realizzare gli stampi per i seguenti elementi:

·        femore

·        tibia

·        piede dx

·        piede sx

·        sistemi ammortizzanti

·        bussole e perni

·        attacco per invasatura

Inoltre, a seconda della tecnologia che sarà impiegata verranno realizzate attrezzature da affiancare alla tecnologia dei materiali termoplastici che pur avendo costi notevolmente inferiori rispetto agli stampi termoplastici avranno una certa incidenza sul totale dell’investimento.

 

Materiali da impiegare (un’innovativa proposta)

I materiali che intendiamo utilizzare per le prima prove di produzione sono:

  • il polipropilene che è uno dei materiali più utilizzati nell’industria per il suo costo relativamente basso, le sue caratteristiche meccaniche e la possibilità di riciclarlo senza grossi problemi. Questo materiale sarà impiegato per i particolari più grandi come la tibia e la coscia.
  • Poliammide 6 o 66 per le parti tecniche del ginocchio e del piede. Questo è un  materiale tecnico e riciclabile.
  • Acetalica sempre per le parti meccaniche soggette ad usura e anch’esso riciclabile.
  • Viterie, dadi e spine  in acciaio inox per evitare effetti di ossidazioni.
  • Pistone oleopneumatico per il ritorno del ginocchio. Questo è un elemento difficilmente recuperabile, ma la sua durata nel tempo è notevolissima anche se soggetta a stress termico, meccanico e ambientale.

Questo è il panorama dei materiali di progetto che sono al momento quelli sicuri per gli obiettivi tecnici del prodotto.

Dove produrre  

Sicuramente in un paese in via di sviluppo.

Per tale determinazione, allo stato attuale siamo ancora in fase di valutazione e di scelta. A questo proposito molti sono gli elementi da tenere in considerazione e da valutare: la vicinanza ad almeno qualche mercato di utilizzo del prodotto, la presenza di possibilità di vie di comunicazione aeree e marittime, la stabilità politica del Paese, il gradimento della nostra presenza da parte delle autorità locali ed altre ancora.

 Una prospettiva ecologica

Per questo progetto vogliamo aprire un nuovo capitolo sull’impiego di materiali cercando di andare verso risultati che potranno avere risvolti economici, sociali, ecologici, solidali e sostenibili. Ci riferiamo a sperimentazioni che stiamo eseguendo per l’impiego e il riutilizzo del PET per i componenti di grande dimensione come tibia e femore.

Il PET, materiale che tutti conosciamo sotto forma di bottiglie di acqua minerale, (comunemente dette di plastica) è il materiale che sta invadendo sia nostro il ambiente occidentale sia quello dei paesi in via di sviluppo a causa del suo massiccio impiego come contenitore. Questo nobile materiale trasparente, (è il suo pregio commerciale più importante) quasi indistruttibile, viene usato in maniera dissennata per immagazzinare, trasportare e consumare acqua e bibite per UNA sola volta.

Per noi questa forma di utilizzo è assolutamente inaccettabile essendo la plastica una materia nata per essere riutilizzata tantissime volte, la prova l’abbiamo tutti i giorni nel nostro uso quotidiano. Impiegare un materiale come il PET per un utilizzo “usa e getta” è una scelta totalmente dissennata. Viaggiando nei paesi in via di sviluppo salta all’occhio l’esponenziale fenomeno del rilascio dei contenitori vuoti nell’ambiente ed ormai sono ben rari i territori che hanno ambienti non contaminati da questo materiale di scarto.  

L’Africa è stata in passato, lo è attualmente e probabilmente lo sarà in futuro, la pattumiera del mondo occidentale, e non vogliamo che il progetto di produzione delle nostre protesi sia passibile di un giudizio negativo e preconcetto in questo senso. 

A questo proposito un problema che abbiamo affrontato per la pianificazione di questo progetto, è stato proprio quello etico di responsabilità nel finanziamento e di sostegno di un progetto in un paese del terzo mondo per la produzione di componenti  realizzate con materie plastiche.

 

Per tale motivo, ancor prima di aver avviato il progetto, stiamo sperimentando e analizzando a nostre spese l’impiego del PET come materiale recuperato dagli scarti dei contenitori di acqua minerale per produrre, mixato ad altri materiali, i componenti della protesi.

Questo progetto di ricerca assolutamente innovativo e unico ci permetterà, se otterrà un giudizio tecnico positivo, di poter lanciare delle campagne di raccolta del materiale anche e soprattutto nel paese africano di produzione contribuendo in questo modo, anche se in misura di nicchia rispetto all’enorme problema dell’inquinamento da rifiuti, a mantenere un po’ più pulito l’ambiente ed a produrre protesi dai costi ancora più bassi.  

Il motto potrebbe essere: “se mi riporti 20 bottiglie vuote di Coca Cola, in cambio avrai una gamba.

 

 Riutilizzo scarti di produzione e smaltimento 

Gli scarti di lavorazione consistono in “bave” di materiale plastico. Tale materiale verrà stoccato e, una volta rilavorato in granuli, riutilizzato per successive produzioni.

 

Prototipi e prove 

Dopo la fase progettuale, già sono iniziati i test sui pazienti che si sono resi disponibili alle prove. Per queste finalità è già stato realizzato un prototipo con il sistema “rapid prototyping” al fine di verificare la bontà del prodotto e dei modelli tridimensionali prima di proseguire con l’investimento corposo dell’industrializzazione.

 

 

C.R.O.M. S.r.l.

Sede legale: Via D. Chelini, 9 - 00197 Roma

Laboratorio: Via E. Petrella 8/B - 00198 Roma

Sanitaria: Via dei Monti di Creta, 37 - 00167

Roma

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www.crom-ortopedia.it

info@crom-ortopedia.it

Tel./Fax 06/8841992 - 06/66017855

 

Oggetto: TEST di impiego protesi in tecnopolimero "4PE"

Il test di impiego prevedeva l’adattamento tramite invasatura adattata alla ragazza con

mutilazione della coscia destra.

Il giorno 10/11/2004 abbiamo preso l’impronta del moncherino per realizzare l’invasatura. Per quanto riguarda la protesi è stata utilizzata la protesi in Tecnopolimero "4 PE", realizzata al momento in unico esemplare. Questa è formata dalla coscia, dal ginocchio con regolazione

Valgo e Varo e articolazione con ritorno asservito da un pistone oleopneumatico. Inoltre completa la protesi la tibia con il piede montato con silent-block. L’attacco tra l’invasatura e lacoscia è stato realizzato con un elemento standard OTTO BOCH. Abbiamo preparato la protesi riducendola alle misure rilevate sulla persona che doveva eseguire il test e subito ci siamo accorti che la tibia della protesi era troppo corta.

E’ stata accorciata quindi la coscia per permettere una compensazione dell’altezza della tibia consapevoli che la camminata della ragazza sarebbe stata impossibile da realizzare completamente con l’articolazione del ginocchio essendo il centro di rotazione del ginocchio sinistro più alto di quello protesico destro di 4 cm. Fatta indossare la protesi alla ragazza abbiamo fatto una messa a punto delle regolazioni, le abbiamo bloccate e, quindi, abbiamo invitato la ragazza a muovere i primi passi con le stampelle di sostegno. Abbiamo fatto altre due o tre centrature della protesi. Quindi la ragazza ha cominciato a camminare prima con due stampelle, poi con una sola stampella e infine ha camminato caricando completamente il peso anche sulla protesi. Il movimento del ginocchio lo abbiamo bloccato a causa delle misure errate della tibia.

La ragazza pur camminando con una certa apprensione ci ha detto di essere stata piacevolmente sorpresa dalla leggerezza e ha dichiarato che anche con le protesi più tecniche

esistenti sul mercato nei primi giorni di utilizzo si hanno dei seri problemi di adattamento. Poi

con 10-15 giorni di utilizzo ci si adatta e si può apprezzare a pieno la protesi.

Ci ha consigliato di migliorare la rigidità laterale del ginocchio. Si aspetta di provare una nuova versione con le misure esatte per la sua statura.

 

Da un punto di vista tecnico la protesi in tecnopolimero "4PE" ha dimostrato di avere delle

buone potenzialità di utilizzo. Se verranno sistemate le misure degli elementi base potrà essere adattata alla maggior parte delle amputazioni di coscia o di tibia esistenti semplicemente riducendo gli elementi base. Occorrerà rivedere il funzionamento del piede che deve avere meno mobilità anteriore e maggior appoggio posteriore. Questo però potrà essere risolto con una semplice modifica geometrica dell’elemento. Abbiamo notato anche una flessibilità laterale della base del ginocchio e questo dovrà essere irrigidito per permettere una precisione migliore del movimento.

Consigliamo inoltre di rendere più precisa la regolazione del ginocchio.

 

Da un punto di vista tecnico ortopedico la protesi in tecnopolimero "4PE" è funzionante.

Se verranno sistemati i punti che rappresentano al momento i suoi limiti, che sono descritti al punto 3 e facilmente ottimizzabili, potrà essere sicuramente una protesi dal largo impiego. Oltre al peso estremamente ridotto rispetto alle protesi in commercio, avrà la caratteristica di poter essere montata in modo estremamente semplice e veloce. I pochi ricambi si potranno sostituire con celerità e la manutenzione sarà estremamente ridotta.

ROMA 17/11/2004

C.R.O.M. S.r.l.

  

E’ nata la protesi 4PE transtibiale e transfemorale

 Cosa significa la sigla 4 PE ?

Le 4 P stanno per:

  • People
  • Planet
  • Profit
  • Protesi

  

Le 4 E stanno per:

·        Etica

·        Equa

·        Economica

·        Ecologica

 

Quelle che seguono sono alcune immagini computerizzate della protesi 4PE

 

     

 
 

 

"Adesioni al progetto da parte di Enti, Associazioni, Organizzazioni"

 
 

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Causale: PROGETTO 4 PE

 

 
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